Le pietre che fanno inciampare l'indifferenza

14 Gennaio 2020

Con la posa delle prime 15 pietre d’inciampo, avvenuta venerdì 10 gennaio alla presenza delle autorità istituzionali, religiose, degli studenti di alcune scuole superiori e di tanti cittadini, anche la città di Bologna è entrata a far parte di quello che è stato definito “il più grande monumento diffuso d’Europa” alla Memoria delle vittime della deportazione nazista e fascista.

Sono infatti oltre 70mila le pietre d’inciampo che Gunter Demnig ha creato e posato, dal 1995 ad oggi, in oltre 20 Paesi europei e in più di 2mila città del mondo. L’artista tedesco, che oggi ha 83 anni, prepara ogni singola pietra nel suo laboratorio di Colonia e si reca personalmente ad interrarla nei marciapiedi e nelle strade, davanti alle abitazioni da cui le persone furono prelevate con la forza per essere internate nei campi di concentramento. Un progetto iniziato negli anni Novanta, quando Demmig si trovò di fronte ad una signora di Colonia che negava che nella città tedesca vi fossero stati dei cittadini deportati dai nazisti, e che è diventato negli anni un impegno cui ha dedicato tutta la sua vita, per restituire a quelle vittime la loro identità, per fissare la memoria, per non consentire a nessuno di rimanere indifferente o di negare ciò che è accaduto, per far riflettere coloro che, anche casualmente, inciampano nell’opera, e infine, per riportare a casa uomini, donne, bambini, intere famiglie.
Dunmig ha scelto di utilizzare la pietra per le sue opere perché la pietra è, per la cultura e la tradizione ebraica, il simbolo della memoria. E ciò che è scritto sulla pietra non si può cancellare.

Nella città di Bologna i piccoli blocchi ricoperti di ottone lucente sono stati posati in quattro punti differenti: in via De’ Gombruti n.9 dove abitava il Rabbino Leone Alberto Orvieto con sua moglie Margherita Cantoni; davanti al portone di Strada Maggiore n.13, dove sette pietre ricordano lo sterminio della famiglia Calò; in via del Cestello n.4, ultima residenza bolognese del giovane Mario Finzi; in via Rimesse n.25, abitazione della famiglia Baroncini.
Sul sito del Comune di Bologna si trovano le biografie di tutti loro.