Luoghi del Cuore FAI 2020. Tra le proposte anche tre luoghi di Memoria

16 Novembre 2020

Il sentiero a forma di cuore del Giardino degli Angeli (Castel San Pietro Terme), uno luoghi italiani da non dimenticare censiti dal FAI, è un perfetto simbolo di questa iniziativa dal nome immenso: Luoghi del Cuore. Giunto nel 2020 alla sua decima edizione, il censimento organizzato dal Fondo Ambiente Italiano è aperto a chiunque desideri votare (e far votare, attivando i propri contatti e coinvolgendo il territorio) un luogo italiano che considera importante e che vorrebbe protetto per sempre. Tra le proposte di quest’anno trovate anche tre luoghi della Memoria presenti in Emilia-Romagna: il Campo di Fossoli, il Ghetto Ebraico di Ferrara e il Cimitero Ebraico di Monticelli Ongina.

Il Campo di Fossoli

Scriveva Primo Levi, nella sua poesia Il tramonto di Fossoli: «Io so cosa vuol dire non tornare. / A traverso il filo spinato / Ho visto il sole scendere e morire; / Ho sentito lacerarmi la carne / Le parole del vecchio poeta: /“Possono i soli cadere e tornare: / A noi, quando la breve luce è spenta, / Una notte infinita è da dormire”…». Fossoli è una frazione del comune di Carpi e, negli anni Quaranta del Novecento, si trovava proprio qui un campo di concentramento e transito per i prigionieri rastrellati in Italia dalle SS e dai fascisti. Primo Levi vi fu internato per un mese, all’inizio del 1944, prima di essere spedito ad Auschwitz. E quel tramonto struggente visto a Fossoli da dietro il filo spinato ha evocato in lui i versi di Catullo riportati all’interno della poesia, che Levi ha tradotto dal latino e ha fatto diventare una metafora del tramonto umano, dell’esistenza individuale ma di più ancora della ragione e della pietà che scivolano nella notte della barbarie, con il rischio di “una notte infinita”, un infinito sonno senza memoria.

Il Campo di Fossoli è dunque anzitutto un luogo della memoria, un potenziale antidoto contro le nuove barbarie. Con le sue molte storie sedimentate, visto che sia prima che dopo il periodo nazifascista è stato utilizzato: come prigione di guerra per inglesi e americani all’inizio degli anni Quaranta, come centro di raccolta per profughi stranieri alla fine della seconda guerra mondiale. Con i suoi ruderi/testimoni l’ex campo di concentramento e transito resta un punto di riferimento nel racconto ancora vivo di ciò che è stato, della storia del Novecento e della Shoah, quindi luogo da conservare e valorizzare, e da visitare, da non dimenticare, perché possa contribuire a rafforzare la coscienza civile anche delle nuove generazioni. Per portarlo all’attenzione nazionale e quindi preservarlo ogni voto può fare la differenza.

Il Ghetto ebraico di Ferrara

Immortalata nei romanzi di Giorgio Bassani, la comunità ebraica di Ferrara è tra le più antiche d’Italia e il ghetto mantiene in larga misura il suo carattere originario, di grande suggestione. E’ il quartiere medievale, situato in una delle zone più antiche della città, a poca distanza dalla cattedrale e dal Castello Estense, a conservarne le memorie di segregazione (dal 1627 all’Unità d’Italia). Partendo da una serie di imposizioni seicentesche inasprite nel corso del tempo, come l’obbligo dei portoni alle estremità del quartiere, con tanto di orario della loro apertura e chiusura; l’obbligo delle grate alle finestre affacciate sulle strade esterne al ghetto; l’imposizione di porte e finestre murate per evitare a chi era all’interno di avere una visuale fuori dal ghetto, si passa all’abbattimento dei cancelli nel periodo dell’Unità d’Italia e ad una progressiva integrazione, interrotta poi dalle leggi razziali del periodo fascista. Oggi quella zona un tempo chiusa dai cinque cancelli è parte integrante della città, ma le vie ferraresi dell’ex ghetto ebraico, con i suoi vecchi edifici e luoghi di culto, restano cariche di storia e di scorci in cui il tempo si è fermato. Un tempo che possiamo però “muovere” verso il futuro, anche attraverso l’iniziativa del Fondo Ambiente Italiano.

Il Cimitero Ebraico di Monticelli d’Ongina

Il terzo luogo della Memoria – e del Cuore – che si può votare all’interno del censimento del FAI, è il Cimitero ebraico di Monticelli d’Ongina, un piccolo comune nella Provincia di Piacenza. Il suo primo cancello di ferro si apre su un ampio prato privo di lapidi, che precede il cimitero vero e proprio. In prossimità del secondo cancello è posto un lavello ottocentesco in pietra, utilizzato per il rituale lavaggio delle mani all’uscita dal luogo di sepoltura. Le lapidi sono collocate in doppia fila ai lati di un vialetto d’ingresso lastricato che conduce a un edificio di forma poligonale, situato sul fondo, usato un tempo come camera mortuaria. Nel cimitero coesistono tombe molto diverse tra loro: le più antiche recano ancora scritte in ebraico, mentre su altre sono presenti dei ricami con simboli della luce (lanterne, fiaccole), simboli della vita e della bellezza, motivi naturali e floreali, frutti e melograni.

Per votare questi luoghi, che ci “abitano” con il loro carico di memorie e di emozioni, c’è tempo fino al 15 dicembre. Lo si può fare collegandosi al sito del FAI.