Shoah. Dopo 900 chilometri si conclude a Fossoli il cammino di Diana Pacelli

04 Giugno 2021

Da Bunchenwald a Fossoli. Dal Memoriale di uno dei più grandi campi di concentramento e sterminio della Germania nazista, alla città emiliana in cui ha sede il campo di transito dal quale passarono circa cinquemila deportati, la metà dei quali di origine ebraica, tra cui anche Primo Levi e la famiglia Fiano. Si concluderà qui, giovedì 10 giugno, il lungo cammino attraverso l’Europa dell’artista italo-tedesca Diana Pacelli, dopo quaranta giorni e 900 chilometri percorsi a piedi, per riflettere sul compito della memoria e sulla responsabilità italiana nella deportazione.

Varcati i cancelli del Campo l’artista visiva si toglierà la maschera ritraente il suo volto con gli occhi chiusi e che ha indossato, sul retro della nuca, per tutto il viaggio, e la donerà alla Fondazione Fossoli. Una maschera che chiama in causa la politica italiana, che ricorda le complicità nella Shoah, che indaga il tema della delazione durante la Repubblica Sociale Italiana, e ci mostra l’altro lato della storia, quelle pagine segnate dall’odio e dalla violenza, per dare nuovi e ulteriori impulsi alla dialettica della narrazione storica.

Già nel nome del progetto artistico, Trenta denari, si è voluto richiamare il più iconico dei tradimenti, quello di Giuda, per metterlo in relazione con le storie di delazione che, dopo le sentenze delle Corti Straordinarie d’Assise, sono state taciute e dimenticate per non rischiare di intaccare il mito degli ‘italiani, brava gente’. Mito che ha consentito all’Italia di uscire dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale come confusa vittima di una sciagurata alleanza stretta con poca convinzione, e che è ancora oggi prodigo di condiscendenza e auto-assoluzione.

Trenta denari é il prezzo che la tradizione biblica assegna al tradimento di Giuda. Trenta denari, secondo alcuni, corrispondevano al pagamento mensile di un operaio, o al costo di uno schiavo. Nel periodo fascista, 5.000 lire era il prezzo pagato dalla Repubblica Sociale Italiana per un ebreo adulto, 1.000 per un bambino, 300 per un partigiano. Lo stipendio medio mensile era di 5.046 lire.

Il lavoro dell’artista Pacelli guarda a una narrazione storica consapevole che si faccia atto di responsabilità verso le vittime ma, innanzitutto e in primo luogo, verso il presente, nelle numerose sfide che pone alla nostra umanità ed integrità morale.

“Camminare – ha affermato l’artista – ci consente di situarci nel presente, di dare spazio al nostro pensiero, di renderlo esperienza incarnata. E nel mio caso auspica a divenire esperienza incarnata di un’identità tesa tra due estremi uniti da un baratro”.

L’arrivo dell’artista al Campo di Fossoli, nella tarda serata di giovedì 10 giugno, sarà trasmesso in diretta sul canale Facebook della Fondazione.