Storie di migrazioni, ieri e oggi. Online il portale a cura di Istoreco

21 Dicembre 2020

E’ stato presentato venerdì 18 dicembre, in occasione della Giornata Internazionale del Migrante istituita dall’ONU nel 2000, il nuovo portale Migrazione in Comune, realizzato dall’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Reggio Emilia all’interno del progetto “Album di famiglia”.

L’iniziativa, che ha visto la collaborazione di Mondinsieme e Comune di Reggio Emilia, è il frutto di un capillare e prezioso lavoro di ricerca storica e documentaria sulle migrazioni che, dal 1914 al 1960, hanno coinvolto cittadine e cittadini reggiani, che hanno scelto di muoversi dall’Appennino verso la città o che si sono trasferiti all’estero. Storie di cammini e di sogni oltre i confini, non molto dissimili da quelle di quanti, in anni più recenti, hanno raggiunto la provincia emiliana o l’hanno lasciata e che pure sono raccolte all’interno del portale.

Si muove infatti su un doppio binario “Migrazione in Comune”. Le storie e le motivazioni personali alla base delle migrazioni di ieri si incontrano con quelle di oggi, scardinando alcuni luoghi comuni che hanno contribuito a costruire pregiudizi e generalizzazioni sulle esperienze migratorie. E i racconti, le biografie, le traiettorie individuali si intrecciano con i processi che hanno segnato la nostra storia recente e mettono in luce come le trasformazioni, sul piano politico, economico, sociale e antropologico siano state spesso determinate e condizionate proprio dal movimento di migliaia di uomini e donne attraverso Paesi e culture differenti.

Il portale ospita due sezioni: una dedicata all’indagine storica e una di video-interviste.

Tra le ricerche al momento disponibili c’è quella di Chiara Torcianti, ricercatrice e responsabile dell’Archivio Reggio-Africa, che ha ricostruito, nel saggio Migranti dell’Appennino reggiano: storie di ordinaria migrazione (1914 – 1960), le ragioni alla base dello spopolamento delle zone periferiche e montane, intrecciando dati e storie personali. Un rigoroso lavoro di ricerca condotta attraverso l’analisi documentale dei materiali conservati negli archivi dei Comuni dell’Appennino Reggiano e delle Camere del Lavoro.
Alessandro Incerti ha condotto invece un’indagine sull’esperienza migratoria italiana, tra fine Ottocento e inizio Novecento, negli Stati Uniti, prendendo in esame soprattutto l’impegno politico, sociale e sindacale degli italiani giunti oltre Atlantico. È il caso di diversi esuli socialisti, come i gualtierini Amadio Mori e Gioacchino Artoni, che, costretti a fuggire dall’Italia sul finire del XIX secolo, trovarono nelle Little Italy un nuovo ambiente dove continuare le proprie battaglie, dando un contributo significativo alla diffusione delle idee cooperative e politiche di matrice socialista negli Stati Uniti.

La sezione delle ricerche storiche verrà poi implementata con altri materiali elaborati sull’argomento e con estratti di saggi sul tema delle migrazioni attualmente pubblicati su “RS”, la rivista dell’Istituto Storico di Reggio Emilia.

Muovendoci dal Novecento alle esperienze di migrazioni degli anni più recenti, troviamo, nella sezione dedicata alle interviste, 13 video in cui sono raccolte le testimonianze di uomini e donne che hanno scelto di trasferirsi nella provincia reggiana o che l’hanno lasciata. Le video-interviste, raccolte tra il 2018 e il 2020 dal giornalista Giacomo Prencepe e montate da Andrea Mainardi, sono accompagnate da approfondimenti politici, sociali e antropologici, redatti dalla storica Chiara Torcianti, che consentono di mettere in connessione le singole storie personali con la Storia e con le mutazioni e le trasformazioni in atto nella società.

Migrazione in Comune offre una panoramica “dal basso” e individuale dei processi migratori, traiettorie a volte tortuose e altre più lineari. Ci accompagna alla scoperta di un territorio, quello reggiano, che è stato ed è sia destinazione che terra di partenza, per ragioni che, nel corso dei decenni, non sono cambiate di molto. Senza alcuna pretesa di generalizzazione, ma con la consapevolezza che dietro i concetti di fenomeno o di progetto migratorio ci sono sempre persone e comunità.

 

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